Rischi per la salute di mamma e figlio dovuti allo stress e lavoratrici troppo esposte a eventuali pressioni dei datori di lavoro. Continua a far discutere l’emendamento della Lega alla manovra, approvato dalla commissione Bilancio della Camera, che prevede per le lavoratrici in gravidanza la possibilità di restare al lavoro fino alla data del parto, godendo di tutto il periodo di astensione (5 mesi) dopo la nascita del figlio. Un’alternativa rispetto al sistema attuale che impone l’obbligo di astensione (di uno o due mesi) prima della nascita del bambino. Fa discutere sotto diversi aspetti: dalla necessità di tutelare i diritti delle lavoratrici, a quella di salvaguardare la salute di mamme e nascituri. Rischi e tutele a parte, moltissime donne in Italia già oggi scelgono l’alternativa di godere di un solo mese di astensione dal lavoro prima del parto, potendo sfruttarne poi quattro dopo la nascita. La considerano una opportunità e ‘resistono’ fino all’ottavo mese. Sulla carta anche q..

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Maternità, giuslavorista: “L’opzione di lavorare fino al parto? Espone a ricatti”. Ginecologi: “Valutazione caso per caso”