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Giu 13, 2019
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I narcos calabresi e il controllo delle rotte della coca: maxi blitz in Italia e all’estero

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I narcos calabresi e il controllo delle rotte della coca: maxi blitz in Italia e all’estero

Trenta indagati, tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga oltre che di detenzione di stupefacenti. Quattro gruppi specializzati nel vendere droga. Sono dunque queste le contestazioni mosse alle decine di soggetti raggiunti stamani dai provvedimenti cautelari emessi dal gip del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Dda locale. All’alba i carabinieri del Ros, con il supporto dei Comandi Provinciali competenti, dello Squadrone Cacciatori di Calabria delle polizie estere, hanno fatto così scattare la maxi operazione con nome in codice di “Edera” (LEGGI) eseguendo le diverse misure restrittive tanto nelle provincia di Reggio Calabria, quanto in quelle di Milano, Bergamo, Bologna e Padova; due sono state effettuate invece in Olanda e altre altrettante e rispettivamente in Colombia come in Francia. L’ARRESTO DEL BOSS PELLE E LO START ALLE INDAGINI Il tutto è scaturito dall’esito delle indagini avviate, nella primavera del 2010, dopo l’inchiesta “Reale” che, a più riprese tra il 2010 ed il 2015 aveva portato all’arresto di 58 persone, tra cui Giuseppe Pelle, ritenuto capo della cosca “Pelle-Gambazza” e fra i maggiorenti del cosiddetto Mandamento Jonico della ‘ndrangheta reggina. Le investigazioni, portate avanti con la collaborazione della Polizia Antinarcotici colombiana, la Dea, la Polizia Nazionale olandese, la Gendarmeria francese e la Dcsa, avrebbero dato conferma agli investigatori del come le ‘ndrine reggine gestissero il lucrosissimo narcotraffico internazionale, anche grazie alla presenza in Sudamerica di propri referenti che avrebbero mantenuto contatti diretti con i rappresentanti delle organizzazioni fornitrici. LA GESTIONE DEL MERCATO E LA DIVISIONE DEI COMPITI Secondo quanto emerso nel corso dell’indagine, dunque, la droga era destinata al mercato lombardo, dove operano “bande” collegate alle locali dei mandamenti reggini. Una fetta dello stupefacente era inoltre destinata al Veneto, grazie a rapporti con ambienti malavitosi locali. Per gli inquirenti a gestire il traffico sarebbero stati ben quattro gruppi collegati tra loro per svolgere le attività di vendita e smercio. Il primo si sarebbe occupato dell’importazione della droga tramite gli scali aeroportuali o attraverso trasporti su gomma, via Spagna, come è stato accertato con il sequestro a Ventimiglia del 19 giugno 2010, di un carico di 22 chilogrammi di cocaina nascosto all’interno di un autoarticolato. Il secondo di gruppo, riconducibile alle cosche di Platì, farebbe capo invece a Pasquale Calabria e Francesco Trimboli. Il sodalizio sarebbe stato “esperto” nel vendere la cocaina all’ingrosso e in Lombardia, ma anche la marijuana nella provincia di Reggio Calabria. In questo contesto, il 15 febbraio 2011 a Rudiano venne sequestrato 1 chilo di coca. La terza associazione, radicata in Calabria, avrebbe trai suoi promotori Domenico Ficara e i latitanti calabresi Santo Scipione e Domenico Trimboli. LA NUOVA VITA IN COLOMBIA DEI LATITANTE Il gruppo si sarebbe occupato di acquistare la droga in Sudamerica, per poi esportarla verso il Canada e l’Italia. Nella Penisola, in particolare, veniva poi ceduta ad altri gruppi calabresi e veneti. Durante lo sviluppo di questo specifico filone di indagine, il Ros, nell’aprile del 2013, arrestò Trimboli (in collaborazione con lo Sco e la polizia colombiana) e Scipione, all’epoca inseriti nell’elenco dei “latitanti pericolosi”. I due avevano iniziato una nuova vita in Colombia, dove avrebbero curato i contatti con i fornitori di stupefacenti. Sono risultati riconducibili a questo sodalizio i circa 180 chili di cocaina poi intercettati e sequestrati il 5 maggio 2013 nel porto di Gioia Tauro, in collaborazione con il locale Ufficio delle Dogane. Gli investigatori hanno poi scoperto un quarto gruppo che, gestito da Domenico Strangio, con il sostegno e il finanziamento di soggetti ritenuti vicini o comunque “collegati” alle ‘ndrine gioiesi e rosarnesi, aveva il compito di importare la droga dalla Colombia e dall’Ecuador. Grazie al gruppo – tra il febbraio 2011 e il febbraio 2013 – sarebbero arrivati tramite gli scali portuali di Anversa (in Belgio), Rotterdam (in Olanda) e Gioia Tauro (in Calabria) grossi quantitativi di stupefacenti. Proprio nello scalo calabrese il 6 ottobre 2011 vennero sequestrati ben 36 chili di cocaina.
Trenta indagati, tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga oltre che di detenzione di stupefacenti. Quattro gruppi specializzati nel vendere droga. Sono dunque queste le contestazioni mosse alle decine di soggetti raggiunti stamani dai provvedimenti cautelari emessi dal gip del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Dda locale. All’alba i carabinieri del Ros, con il supporto dei Comandi Provinciali competenti, dello Squadrone Cacciatori di Calabria delle polizie estere, hanno fatto così scattare la maxi operazione con nome in codice di “Edera” (LEGGI) eseguendo le diverse misure restrittive tanto nelle provincia di Reggio Calabria, quanto in quelle di Milano, Bergamo, Bologna e Padova; due sono state effettuate invece in Olanda e altre altrettante e rispettivamente in Colombia come in Francia. L’ARRESTO DEL BOSS PELLE E LO START ALLE INDAGINI Il tutto è scaturito dall’esito delle indagini avviate, nella primavera del 2010, dopo l’inchiesta “Reale” che, a più riprese tra il 2010 ed il 2015 aveva portato all’arresto di 58 persone, tra cui Giuseppe Pelle, ritenuto capo della cosca “Pelle-Gambazza” e fra i maggiorenti del cosiddetto Mandamento Jonico della ‘ndrangheta reggina. Le investigazioni, portate avanti con la collaborazione della Polizia Antinarcotici colombiana, la Dea, la Polizia Nazionale olandese, la Gendarmeria francese e la Dcsa, avrebbero dato conferma agli investigatori del come le ‘ndrine reggine gestissero il lucrosissimo narcotraffico internazionale, anche grazie alla presenza in Sudamerica di propri referenti che avrebbero mantenuto contatti diretti con i rappresentanti delle organizzazioni fornitrici. LA GESTIONE DEL MERCATO E LA DIVISIONE DEI COMPITI Secondo quanto emerso nel corso dell’indagine, dunque, la droga era destinata al mercato lombardo, dove operano “bande” collegate alle locali dei mandamenti reggini. Una fetta dello stupefacente era inoltre destinata al Veneto, grazie a rapporti con ambienti malavitosi locali. Per gli inquirenti a gestire il traffico sarebbero stati ben quattro gruppi collegati tra loro per svolgere le attività di vendita e smercio. Il primo si sarebbe occupato dell’importazione della droga tramite gli scali aeroportuali o attraverso trasporti su gomma, via Spagna, come è stato accertato con il sequestro a Ventimiglia del 19 giugno 2010, di un carico di 22 chilogrammi di cocaina nascosto all’interno di un autoarticolato. Il secondo di gruppo, riconducibile alle cosche di Platì, farebbe capo invece a Pasquale Calabria e Francesco Trimboli. Il sodalizio sarebbe stato “esperto” nel vendere la cocaina all’ingrosso e in Lombardia, ma anche la marijuana nella provincia di Reggio Calabria. In questo contesto, il 15 febbraio 2011 a Rudiano venne sequestrato 1 chilo di coca. La terza associazione, radicata in Calabria, avrebbe trai suoi promotori Domenico Ficara e i latitanti calabresi Santo Scipione e Domenico Trimboli. LA NUOVA VITA IN COLOMBIA DEI LATITANTE Il gruppo si sarebbe occupato di acquistare la droga in Sudamerica, per poi esportarla verso il Canada e l’Italia. Nella Penisola, in particolare, veniva poi ceduta ad altri gruppi calabresi e veneti. Durante lo sviluppo di questo specifico filone di indagine, il Ros, nell’aprile del 2013, arrestò Trimboli (in collaborazione con lo Sco e la polizia colombiana) e Scipione, all’epoca inseriti nell’elenco dei “latitanti pericolosi”. I due avevano iniziato una nuova vita in Colombia, dove avrebbero curato i contatti con i fornitori di stupefacenti. Sono risultati riconducibili a questo sodalizio i circa 180 chili di cocaina poi intercettati e sequestrati il 5 maggio 2013 nel porto di Gioia Tauro, in collaborazione con il locale Ufficio delle Dogane. Gli investigatori hanno poi scoperto un quarto gruppo che, gestito da Domenico Strangio, con il sostegno e il finanziamento di soggetti ritenuti vicini o comunque “collegati” alle ‘ndrine gioiesi e rosarnesi, aveva il compito di importare la droga dalla Colombia e dall’Ecuador. Grazie al gruppo – tra il febbraio 2011 e il febbraio 2013 – sarebbero arrivati tramite gli scali portuali di Anversa (in Belgio), Rotterdam (in Olanda) e Gioia Tauro (in Calabria) grossi quantitativi di stupefacenti. Proprio nello scalo calabrese il 6 ottobre 2011 vennero sequestrati ben 36 chili di cocaina.

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