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Giu 12, 2019
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Il governo giapponese non riesce a convincere gli impiegati a togliersi la cravatta

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La Diano Viaggi

Il governo giapponese non riesce a convincere gli impiegati a togliersi la cravatta

Con l’estate arriva il caldo, con il caldo si accende l’aria condizionata in appartamenti, negozi e uffici, in Giappone invece arriva il Cool Biz. Come scrive Il Foglio “qualche giorno fa, durante l’ultimo Consiglio dei ministri, il primo ministro giapponese Shinzo Abe e il resto del governo si sono presentati alla stampa in maniche di camicia – la camicia kariyushi, quella tradizionale di Okinawa”, ma il suo non è un atto di ribellione ai severi usi e costumi nipponici, ma semplicemente l’apertura della stagione, l’inaugurazione del piano per la protezione dell’ambiente adottata dal governo del primo ministro giapponese Junichiro Koizumi attraverso il Ministero dell’ambiente nel 2005, al fine di contrastare i cambiamenti ambientali mediante la promozione dell’informalità nell’abbigliamento durante l’estate.

Appunto, il Cool Biz, espressione che riporta ai termini “Cool”, che letteralmente si traduce con “fresco” ma è ormai diventato un neologismo anche italiano per riferirsi a qualcosa “alla moda”, e “Biz” riferito naturalmente al “Business”. Nuova stagione nuovo dress code, quindi abiti più leggeri in ufficio in modo tale da poter mantenere la temperatura dei condizionatori d’aria non più bassa dei 28 gradi suggeriti dal governo dopo l’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto.

Il governo giapponese ce l’ha messa tutta per convincere gli impiegati di tutto il paese a seguire il consiglio, ci ha provato anche con spot promozionali, canzoncine e un’intera campagna intitolata “Senza cravatta, senza giacca” (「ノーネクタイ・ノー上着), ma senza ottenere risultati ancora oggi accettabili, come prosegue Il Foglio infatti “gli uomini giapponesi continuano a sentire l’obbligo sociale di usare l’abito blu o nero e la cravatta anche con 40 gradi all’ombra, le donne completi simili, tutti uguali: colori pastello, capelli in ordine, giacca e camicetta coordinate, scarpe col tacco”.

Era andata decisamente meglio alla fine degli anni ’70, alla fine della crisi petrolifera, quando il governo Ōhira propose i cosiddetti “abiti a basso consumo di energia”, che nient’altro erano se non abiti con maniche più larghe. Eppure la misura, per quanto possa sembrare stravagante e non vada molto a genio a molti giapponesi che pur di salvare l’immagine sociale affrontano il caldo estivo con giacca e cravatta, secondo i dati offerti dal sito guidable.co, “più di 2.2 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio sono state evitate proprio grazie a questa iniziativa”.

Con l’estate arriva il caldo, con il caldo si accende l’aria condizionata in appartamenti, negozi e uffici, in Giappone invece arriva il Cool Biz. Come scrive Il Foglio “qualche giorno fa, durante l’ultimo Consiglio dei ministri, il primo ministro giapponese Shinzo Abe e il resto del governo si sono presentati alla stampa in maniche di camicia – la camicia kariyushi, quella tradizionale di Okinawa”, ma il suo non è un atto di ribellione ai severi usi e costumi nipponici, ma semplicemente l’apertura della stagione, l’inaugurazione del piano per la protezione dell’ambiente adottata dal governo del primo ministro giapponese Junichiro Koizumi attraverso il Ministero dell’ambiente nel 2005, al fine di contrastare i cambiamenti ambientali mediante la promozione dell’informalità nell’abbigliamento durante l’estate.

Appunto, il Cool Biz, espressione che riporta ai termini “Cool”, che letteralmente si traduce con “fresco” ma è ormai diventato un neologismo anche italiano per riferirsi a qualcosa “alla moda”, e “Biz” riferito naturalmente al “Business”. Nuova stagione nuovo dress code, quindi abiti più leggeri in ufficio in modo tale da poter mantenere la temperatura dei condizionatori d’aria non più bassa dei 28 gradi suggeriti dal governo dopo l’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto.

Il governo giapponese ce l’ha messa tutta per convincere gli impiegati di tutto il paese a seguire il consiglio, ci ha provato anche con spot promozionali, canzoncine e un’intera campagna intitolata “Senza cravatta, senza giacca” (「ノーネクタイ・ノー上着), ma senza ottenere risultati ancora oggi accettabili, come prosegue Il Foglio infatti “gli uomini giapponesi continuano a sentire l’obbligo sociale di usare l’abito blu o nero e la cravatta anche con 40 gradi all’ombra, le donne completi simili, tutti uguali: colori pastello, capelli in ordine, giacca e camicetta coordinate, scarpe col tacco”.

Era andata decisamente meglio alla fine degli anni ’70, alla fine della crisi petrolifera, quando il governo Ōhira propose i cosiddetti “abiti a basso consumo di energia”, che nient’altro erano se non abiti con maniche più larghe. Eppure la misura, per quanto possa sembrare stravagante e non vada molto a genio a molti giapponesi che pur di salvare l’immagine sociale affrontano il caldo estivo con giacca e cravatta, secondo i dati offerti dal sito guidable.co, “più di 2.2 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio sono state evitate proprio grazie a questa iniziativa”.

gabriele fazio

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