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Mag 13, 2019
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MIMMO LUCANO A “LA SAPIENZA” La riflessione di una studentessa calabrese dell’ateneo romano

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MIMMO LUCANO A “LA SAPIENZA” La riflessione di una studentessa calabrese dell’ateneo romano

R. & P.

Come si sentirebbe un cattolico praticante che si vedesse chiudere in faccia le porte di una chiesa? Deluso, forse. Sorpreso, certamente. Addirittura solo.

Come si sente un migrante che si vede chiudere davanti i porti del Paese in cui sperava di ricominciare a vivere? Solo, forse. Deluso, certamente. Addirittura disperato.

E una ricercatrice di antropologia culturale che arriva nel suo Ateneo e vede i cancelli sbarrati “per motivi di sicurezza”, come si sente?

Ve lo dico io: fallita.

Il primo a formulare il concetto di Ateneo fu l’Imperatore Adriano, che ne fece costruire uno nel 135 d.C. nei pressi di Piazza Venezia. Era concepito per diffondere cultura e favorire l’integrazione tra le masse che arrivavano a Roma da ogni parte del Mediterraneo. Nella stessa Piazza Venezia, dove nel 135 c’era l’Ateneo di Adriano, c’è poi passato Mussolini, e tutti sappiamo com’è andata.  Sarà la sensibilità del lettore a decidere se questa Storia sia terribile, ironica o terribilmente ironica.

Intanto, noi facciamo un salto nel tempo e arriviamo al 13 maggio 2019, quando il concetto di Ateneo è florido come non mai. Roma ne possiede uno tra i più prestigiosi: La Sapienza. Dentro l’Ateneo, si muovono mostri di cultura, cervelli sopraffini, idee nuove, menti aperte, che ogni giorno salgono in cattedra e donano la loro conoscenza ad aule strapiene di studenti. È una pratica collaudata e si chiama lezione.

A tenere una di queste lezioni, oggi ci sarà Vito Teti, ordinario di antropologia all’Università della Calabria, che parlerà di accoglienza e integrazione. E fin qui tutto normale: nessun titolo sui giornali, nessun evento mediatico, nessuna manifestazione. Ma che succede se Vito Teti si accompagna a Mimmo Lucano? La lezione non cambia, eh? Si parlerà sempre di accoglienza e integrazione. Il problema nasce perché in cattedra siede chi l’integrazione la pratica davvero.

Ed ecco il titolo sul giornale; ecco il caso mediatico; ecco la manifestazione.

Forza Nuova ha costretto il Rettore a sprangare i cancelli dell’Università perché minaccia una manifestazione violenta contro Mimmo Lucano. La cultura, che non con contempla violenza, risponde chiudendo le porte.

Questo succede perché l’informazione passa attraverso i social e la comunicazione tra popoli si semplifica all’ “Io Tarzan – Tu Jane”. Succede perché abbiamo un Ministro dell’Interno che non scende a compromessi, che l’Università l’ha abbandonata perché la cultura e l’integrazione non gli risultavano interessanti, e adesso governa non un Paese, ma una frangia di popolo che si comporta come lui, da gruppo chiuso, alzando muri davanti a qualsiasi Tu che non conosce, e quindi non capisce, e quindi rifiuta.

Che male può fare, tuttavia, una lezione? Se ci si spende un pensiero, ci si accorge che l’unico rischio è quello di ascoltare un’opinione nuova. Se si è abbastanza intelligenti da capirla, può addirittura aprire una nuova prospettiva.

Ma è un rischio, mi rendo conto, solo per grandi menti. Le menti piccole hanno già la loro ideologia a cui aggrapparsi, formulata e semplificata, pronta all’uso per chi è troppo limitato per farsene una tutta sua.

Comunque ci tenevo a dirvi che stamattina all’Università ci sono entrata lo stesso e quel senso di fallimento si attenuava man mano che i sedili dell’Aula Magna si riempivano. Auguro al Professor Teti una lezione tranquilla e all’ex sindaco Lucano un’occasione per diffondere la sua esperienza. Inviterei il ministro Salvini, invece, indossare una divisa da addestratore, richiamare i suoi cani da guardia e andare ad ascoltare due grandi uomini che ci fanno il dono della loro sapienza.

Non sarebbe la prima volta che Tarzan tende la mano a Jane.

Maria Francesca Frascà

R. & P. Come si sentirebbe un cattolico praticante che si vedesse chiudere in faccia le porte di una chiesa? Deluso, forse. Sorpreso, certamente. Addirittura solo. Come si sente un migrante che si vede chiudere davanti i porti del Paese in cui sperava di ricominciare a vivere? Solo, forse. Deluso, certamente. Addirittura disperato. E una

Gianluca Albanese

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