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Mag 23, 2019
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Rai, Oliverio: “Film Duisburg è rappresentazione distorta della Calabria”

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La Diano Viaggi

Rai, Oliverio: “Film Duisburg è rappresentazione distorta della Calabria”

Il presidente della Regione, Mario Oliverio, all’indomani della messa in onda del film-tv che racconta i tragici fatti del Ferragosto del 2007 nella cittadina tedesca dove furono uccisi in un attentato sei italiani, intitolato “Duisburg – linea di sangue” e trasmesso da Raiuno, ha scritto una lettera all’Amministratore Delegato della Rai, Fabrizio Salini, in cui manifesta profonda indignazione e disappunto. Di seguito si riporta il testo integrale della missiva: “Egregio dott. Salini, mi ritrovo costretto a esprimerLe un formale disappunto e la mia profonda indignazione per la rappresentazione errata e distorta data della Calabria attraverso la fiction “Duisburg, linea di sangue” andata in onda ieri sera sulla prima rete della RAI. Non ho ritrovato nessun elemento reale in questo racconto che – con colpevole superficialità – avete voluto propinare al pubblico italiano. Ciò che più ha ferito è l’ennesima rappresentazione densa di luoghi comuni, banalità, frasi fatte, stereotipi che si è voluto dare della Calabria: terra – a vedere la fiction – retriva, irrimediabilmente assorbita dalle logiche criminali, persa in un destino che la condanna alla subalternità, alla marginalità e alla perdizione perenne. Altro che servizio pubblico! Avete inflitto una pena ulteriore alla gente di Calabria, che conosce bene il peso della ‘ndrangheta e ad esso con orgoglio e laboriosità oppone la forza della sua umanità. Avete ancora una volta contribuito a proiettare una immagine sommaria e inaccettabile, perché non rispondente alla realtà, della Calabria e dei calabresi. È grave, prima ancora che vergognoso, che il servizio pubblico possa prestarsi ad offendere la dignità di una intera regione impegnata a costruire faticosamente il proprio futuro, con le sue energie migliori, per riscattarsi in primo luogo dalle ferite provocate da ristretti gruppi criminali che non sono la Calabria, ma che operano, come tutte le mafie, a livello internazionale: Duisburg docet. Per non dire poi sulla qualità di un prodotto mal confezionato, con errori marchiani: un treno targato “Regione Puglia”, espressioni dialettali mai utilizzate nella mia regione, riferimenti ad usi e costumi, a tradizioni enogastronomiche completamente fuori luogo. Sono venuto a conoscenza, inoltre, del fatto che sia stata scelta per le riprese la Puglia, e non la Calabria, per via di non meglio specificate minacce subite dalla produzione. È possibile chiarire questa circostanza? È stata presentata denuncia agli organi competenti perché venga fatta luce? Al momento registro solo le smentite degli attori del film. Attendiamo riscontri formali, perché non vogliamo cedere alla tentazione – pur forte – di considerare il tutto solo una incomprensibile scusa, accampata all’occorrenza per non dare troppe spiegazioni sul perché – invece – non ci si è voluti calare nella realtà calabrese, per raccontarla con tutti i crismi della verità. Crismi che pure avete a vostra disposizione, dal momento che da anni giace nelle vostre stanze la fiction tv sulla straordinaria storia di accoglienza, solidarietà ed emancipazione di Riace. Le torno infatti a chiedere che quella fiction possa essere vista dagli italiani. Essa racconta una Calabria vera, di solidarietà e speranze. Una Calabria narrata con onestà ed in verità.”
Il presidente della Regione, Mario Oliverio, all’indomani della messa in onda del film-tv che racconta i tragici fatti del Ferragosto del 2007 nella cittadina tedesca dove furono uccisi in un attentato sei italiani, intitolato “Duisburg – linea di sangue” e trasmesso da Raiuno, ha scritto una lettera all’Amministratore Delegato della Rai, Fabrizio Salini, in cui manifesta profonda indignazione e disappunto. Di seguito si riporta il testo integrale della missiva: “Egregio dott. Salini, mi ritrovo costretto a esprimerLe un formale disappunto e la mia profonda indignazione per la rappresentazione errata e distorta data della Calabria attraverso la fiction “Duisburg, linea di sangue” andata in onda ieri sera sulla prima rete della RAI. Non ho ritrovato nessun elemento reale in questo racconto che – con colpevole superficialità – avete voluto propinare al pubblico italiano. Ciò che più ha ferito è l’ennesima rappresentazione densa di luoghi comuni, banalità, frasi fatte, stereotipi che si è voluto dare della Calabria: terra – a vedere la fiction – retriva, irrimediabilmente assorbita dalle logiche criminali, persa in un destino che la condanna alla subalternità, alla marginalità e alla perdizione perenne. Altro che servizio pubblico! Avete inflitto una pena ulteriore alla gente di Calabria, che conosce bene il peso della ‘ndrangheta e ad esso con orgoglio e laboriosità oppone la forza della sua umanità. Avete ancora una volta contribuito a proiettare una immagine sommaria e inaccettabile, perché non rispondente alla realtà, della Calabria e dei calabresi. È grave, prima ancora che vergognoso, che il servizio pubblico possa prestarsi ad offendere la dignità di una intera regione impegnata a costruire faticosamente il proprio futuro, con le sue energie migliori, per riscattarsi in primo luogo dalle ferite provocate da ristretti gruppi criminali che non sono la Calabria, ma che operano, come tutte le mafie, a livello internazionale: Duisburg docet. Per non dire poi sulla qualità di un prodotto mal confezionato, con errori marchiani: un treno targato “Regione Puglia”, espressioni dialettali mai utilizzate nella mia regione, riferimenti ad usi e costumi, a tradizioni enogastronomiche completamente fuori luogo. Sono venuto a conoscenza, inoltre, del fatto che sia stata scelta per le riprese la Puglia, e non la Calabria, per via di non meglio specificate minacce subite dalla produzione. È possibile chiarire questa circostanza? È stata presentata denuncia agli organi competenti perché venga fatta luce? Al momento registro solo le smentite degli attori del film. Attendiamo riscontri formali, perché non vogliamo cedere alla tentazione – pur forte – di considerare il tutto solo una incomprensibile scusa, accampata all’occorrenza per non dare troppe spiegazioni sul perché – invece – non ci si è voluti calare nella realtà calabrese, per raccontarla con tutti i crismi della verità. Crismi che pure avete a vostra disposizione, dal momento che da anni giace nelle vostre stanze la fiction tv sulla straordinaria storia di accoglienza, solidarietà ed emancipazione di Riace. Le torno infatti a chiedere che quella fiction possa essere vista dagli italiani. Essa racconta una Calabria vera, di solidarietà e speranze. Una Calabria narrata con onestà ed in verità.”

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