Rinascita-Scott: ecco perchè Gianluca Callipo e Giorgio Naselli sono tornati in libertò

Rinascita-Scott: ecco perchè Gianluca Callipo e Giorgio Naselli sono tornati in libertò
Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha reso noto nei giorni scorsi le motivazioni alla  delle base revoche delle misure cautelari nei confronti di due dei più noti indagati dell’Inchiesta Rinascita Scott il colonnello del Carabinieri Giorgio Naselli e il sindaco di Pizzo Gianluca Callipo.

Naselli Il militare era accusato di segreto e abuso d’ufficio con le finalità ai agevolare l’associzione mafiosa. Per questo si trovava da mesi ai domiciliari. Secondo i giudici della Suprema Corte “non è dimostrato  che Naselli fosse consapevole della volontà di Giancarlo Pittelli, indagato e in carcere a Nuoro, di favorire, curando la pratica dell’imprenditore Rocco Delfino, il boss Luigi Mancuso e che in tal modo agevolasse anche la cosca a lui facente capo, nonchè, in via mediata, la cosca Piromalli-Molè, cui era vicino il Delfino e che il ricorrente avesse condiviso tale obiettivo”

Il riferimento in particolare è a una pratica relativa ad una società sottoposta a verifica dalla Prefettura di Teramo dove Naselli era Comandante provinciale dell’Arma. Secondo quanto riportato dal Quotidiano del Sud “non risulta al di là della vaga e generica disponibilità di Naselli né che il ricorrente si sia effettivamente attivato per assecondare le richieste di Pittelli né che abbia interferito nei lavori del comitato o della Commissione” competente.

 

Callipo Quanto a Callipo era accusato in particolare di aver favorito le cosche di Pizzo e San Gregorio d’Ippona, nel Vibonese, ricevendone in cambio sostegno elettorale.

Per i giudici di piazza Cavour però, il gip di Catanzaro “non ha, se non apoditticamente, individuato gli effettivi contenuti del patto e soprattutto non ha indicato in che modo gli stessi potessero risultare di per sé idonei alla conservazione e al rafforzamento del sodalizio, in rapporto a dinamiche operative specificatamente riconducibili alla ‘ndrina in quanto tale, piuttosto che agli interessi di singoli soggetti, seppur ad essa contigui”.

“In relazione al materiale utilizzato e alla cornice della contestazione – si conclude-  risulta esclusa la gravità indiziaria non solo con riguardo ad ipotesi strumentali di abuso, ma anche con riferimento alla concreta ricostruzione di un’ipotesi di concorso esterno”.