Ott 11, 2019
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SANITA’ Fp-Cgil: “Quale livello di erogazione dei servizi per quale standard di riferimento?”

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SANITA’ Fp-Cgil: “Quale livello di erogazione dei servizi per quale standard di riferimento?”

SANITA’ Fp-Cgil: “Quale livello di erogazione dei servizi per quale standard di riferimento?”
Lente Locale

R. & P.

La struttura
commissariale per la sanità calabrese si pone come obiettivo prioritario di
“ricondurre il livello di erogazione dei livelli essenziali di assistenza agli
standard di riferimento”. Pertanto il primo interrogativo che ci  siamo posti, da quando è stato pubblicato il
cosiddetto decreto assunzioni, è stato: “come si può raggiungere questo obiettivo
prioritario senza le necessarie risorse umane?”. Infatti, il DCA n. 135/2019
ratifica alcune autorizzazioni già concesse nei DCA del precedente commissario
ad acta, ma non validate dal Tavolo inter-ministeriale perché prive di
copertura finanziaria.

Ancora una
volta l’aumento dei costi della pubblica amministrazione è diventato l’alibi
per tagliare sull’investimento in figure umane che, com’è ovvio, in sanità sono
una necessità. Eppure non è stato riscontrato alcun aumento dei costi nella
spesa per il personale sanitario nella nostra regione, mentre gli incrementi
riguardano le voci di spesa per l’acquisto di beni e servizi, come ha
riscontrato anche la Corte dei Conti nell’ultimo rapporto per l’esercizio 2018.

Sappiamo
invece, dalle tabelle allegate allo stesso decreto, che il blocco del turnover ha inciso a tal punto, che la
potenzialità di assunzioni nel nostro Sistema Sanitario Regionale raggiunge
adesso quasi i 116 milioni di euro annui. In breve, siamo al di sotto del
famigerato tetto di spesa del personale, ridotto dell’1,4 % rispetto al 2004.
Anzi, restiamo al di sotto pur considerando tutte le assunzioni già effettuate
al 31.12.2018 e le 429 “sbloccate” da questo DCA!

Nonostante
tutto questo sacrificio in termini di risorse umane, il tavolo Adduce ribadisce
ancora, nel verbale del primo agosto scorso, che ogni DCA che preveda
autorizzazioni alle assunzioni debba essere da esso validato e preliminarmente
sottoposto a valutazione. A questo punto va da sé che, per risolvere questa
nostra emergenza, non possiamo che rivolgerci direttamente ai ministeri della
Salute e dell’Economia e Finanze, per ottenere un immediato piano straordinario
di assunzioni. Piano straordinario che vada oltre le eventuali modifiche alle
regole sui piani di rientro, in discussione nel Patto per la salute. Non basta
più un commissario ad acta. E non è un problema che riguarda questo o il
commissario precedente. La storia di questi anni di commissariamento ci ha
dimostrato che  troppi sono i limiti
imposti dai ministeri, in particolare da quello di Economia e Finanze, come
dimostra la vicenda dei decreti non validati dal tavolo Adduce.

Il caso
“sanità Calabria” si risolve con una sola parola, già utilizzata di recente dal
neo eletto Ministro della Salute: INVESTIMENTI! Nell’edilizia sanitaria, dove
si possono recuperare risorse, sottraendole al costo oneroso delle  infinite manutenzioni necessarie per edifici
ormai vetusti; investimenti nell’acquisto di attrezzature sanitarie e
scientifiche, con procedure snelle che non facciano diventare obsoleti i
macchinari nell’attesa della conclusione delle procedure amministrative;
investimenti nel reclutamento di nuovo personale che vada oltre il normale turnover, per migliorare la qualità
dell’assistenza, diminuire le liste d’attesa, rientrare negli standard di
sicurezza sull’orario di lavoro, in ottemperanza alla Legge 161/2014, e per
potere utilizzare al massimo delle loro potenzialità (e non solo per 6 ore al
giorno) le nuove strutture e attrezzature.

Tutto ciò necessita di un
intervento straordinario del governo centrale, per restituire ai cittadini
calabresi non solo il diritto alla salute ma anche la fiducia nel servizio
sanitario della loro Regione. Servono deroghe alla normativa in materia di
stabilizzazioni: ci sono troppi precari che, per un blocco occupazionale o nelle
more dell’espletamento di un concorso, hanno maturato più di 48 mesi garantendo
i servizi; serve lo scorrimento delle graduatorie ancora valide; servono  nuovi concorsi a tempo indeterminato e
l’internalizzazione dei tanti servizi che, se svolti in appalto, comportano
spreco di risorse pubbliche e sfruttamento di lavoratori sottosalariati, come
abbiamo più volte dimostrato. Ma servono, è giusto dirlo, anche amministratori competenti e autonomi
politicamente. Troppo spesso abbiamo assistito alla nomina di direttori
generali e di primari sulla base delle appartenenze e non della
professionalità, che sono in gran parte responsabili dei disastri di gestione
di questi anni.

In definitiva crediamo che il
fabbisogno regionale di servizi assistenziali debba andare di pari passo con il
fabbisogno del personale necessario a fare funzionare tali servizi, affinché
questi risultino efficaci ed efficienti. Altrimenti il livello di erogazione
dei livelli essenziali di assistenza non raggiungerà mai gli standard di
riferimento, passassero 100 anni di commissariamento e di rendicontazioni ai
tavoli ministeriali! Ma di tali provvedimenti non c’è traccia nel cosiddetto
decreto Calabria, che doveva costituire un salvagente, pagato al prezzo di
rinunciare alle prerogative proprie del governo regionale in campo sanitario,
come la nomina degli amministratori delle aziende sanitarie.

Un aspetto
positivo del decreto-legge è la rimozione del blocco del turnover per le Regioni in piano di rientro. Ma per la Calabria
lo sblocco rischia di essere vanificato dal risultato negativo delle verifiche
del tavolo Adduce. Il problema è ancora in fase di valutazione, essendo in
corso la ricognizione dei fabbisogni di personale, ma resta comunque legato
alla operatività dei nuovi commissari aziendali. La loro nomina, ora in capo al
commissario governativo, resta inevasa per gran parte delle aziende, aggravandone
lo stato di crisi.

Al governo
centrale, che sta progettando nuovi modelli e nuove regole per il servizio
sanitario nazionale che presenta molti punti critici non solo nelle Regioni
fortemente indebitate, un appello chiaro e forte: la Calabria ha bisogno di
un’attenzione e una cura particolare, perché bisogna restituire ai calabresi il
diritto a curarsi anche nella propria terra.

Catanzaro,
10/10/2019

Segretario Regionale                                                                   
La Segretaria Generale

FP CGIl Medici e Dirigenti sanitari                                                    FP CGIL Calabria

    Francesco Masotti *                                                                  
Alessandra Baldari*

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Gianluca Albanese

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