Ott 11, 2018
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Stefano Sollima presenta Soldado, il suo esordio in lingua inglese

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Stefano Sollima presenta Soldado, il suo esordio in lingua inglese

In sala dal 18 ottobre, Soldado, primo film americano per il regista Stefano Sollima (Gomorra – la serie, Suburra) e seguito del film Sicario, diretto nel 2015 da Denis Villeneuve. La pellicola, ancora con protagonisti Benicio Del Toro e Josh Brolin, esplora nuovamente i temi del bene e del male, del labile confine tra queste due forze.

“L’idea non era quella di fare un sequel – esordisce il regista Stefano Sollimama un nuovo capitolo all’interno di una saga. I due film non hanno un legame temporale, né punti di contatto se non quello della presenza in entrambi dei due attori protagonisti. Tanto è vero che risulta anche difficile capire se sia un sequel o un prequel.”

Dopo aver analizzato il rapporto tra i due film, il regista passa a parlare della base del progetto, ovvero la sceneggiatura scritta da Taylor Sheridan, autore già del precedente Sicario. Così, ben presto, la conferenza stampa si trasforma in una vera e propria lezione di cinema.

“La prima cosa che mi ha colpito della sua sceneggiatura è il sentimento di cui sono intrisi i personaggi. Questi vivono un arco narrativo che li porta a far uscire fuori cose di loro che mai ci saremmo immaginati. Quella scritta da Sheridan è sostanzialmente una storia corale che parla del concetto di umanità al giorno d’oggi. Ci sono linee narrative all’interno del film che spesso neanche si intrecciano, ma capaci allo stesso tempo di influenzarsi reciprocamente. La seconda cosa che mi ha colpito è che pur essendo un film di grande intrattenimento, svela anche uno sguardo profondo e attento a quello che è il nostro mondo.”

“Nell’approccio al film, – continua Sollima – ho fatto ciò che ho sempre fatto nella mia vita: ho rispettosamente ignorato. Non volevo essere influenzato dalla precedente pellicola. Volevo fare un film strutturalmente diverso. Sicario trovo che sia un film molto più delicato, ha un punto di vista morale che lo rende più morbido, meno provocatorio, e visivamente più lento, ma questo perché ha volutamente una costruzione diversa. Io ho fatto il mio film, ma assolutamente non era nelle intenzioni del progetto realizzare un nuovo capitolo copia del primo. Il film che vedrete, infine, è la mia director’s cut, a cui ho tagliato giusto dieci minuti nel finale. Minuti nei quali ciò che accadeva sarebbe stato solo una superflua spiegazione di quanto era accaduto ai personaggi.”

Nel parlare dei temi del film, profondamente attuali, Sollima dichiara che l’intento provocatorio del suo film è insito nella struttura del racconto. “Ad un certo punto ti trovi a perdere qualsiasi riferimento per distinguere bene e male. I protagonisti cominciano a fare un’operazione per vendicarsi di una strage, e mano a mano, cercando di contrastare il male, iniziano ad esercitarlo. I personaggi non sono filtrati da uno sguardo morale, li vedi agire e ad un certo punto perdi completamente il senso dell’orientamento, perché tutti loro cambiano. È un discorso sul confine e sul suo oltrepassarlo, tema che all’interno del film è rappresentato concretamente in senso geografico, ma che ritroviamo anche a livello morale. Quanto male puoi fare per perseguire il bene?”

Stefano Sollima conclude poi la conferenza condividendo le sue riflessioni sul debutto cinematografico americano, descrivendo le differenze incontrate rispetto all’esperienza italiana.

“In Europa il regista ha un controllo creativo che è molto più forte. Questo perché il sistema produttivo in Europa è più semplice. Negli Stati Uniti questo è invece molto più complesso, ci sono più parti in causa e devi condividere il progetto con ognuna di loro. È molto più facile perdersi, perdere il tuo tocco. In questo contesto il ruolo del regista rischia e può essere marginale. Questa è la cosa che mi terrorizzava di più. Il passaggio dall’Italia agli Stati Uniti mi ha costretto a sentirmi come se dovessi ricominciare da capo con la mia carriera. Fortunatamente penso di essere riuscito a non perdere una caratteristica fondamentale che è quella della specificità.”

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Source: Cinema

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